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Da soluzioni specifiche a un'unica infrastruttura comunale di fiducia

Stefan Müller
Stefan Müller

Il dibattito sulla sovranità digitale è spesso incentrato sulle grandi infrastrutture: hosting dei dati, soluzioni cloud, dipendenze tecnologiche, piattaforme internazionali o resilienza dei sistemi critici. Per i Comuni, tuttavia, la sovranità inizia spesso da qualcosa di molto più concreto: lo scambio quotidiano di informazioni sensibili.

Questo articolo è stato pubblicato nel ottobre 2026 sulla rivista «Communes Romandes» (p. 52/53) in lingua francese.

Lungi dall’essere solo meri gestori di dati amministrativi, i Comuni rappresentano anche un solido punto di riferimento sul territorio. Per erogare i loro servizi hanno accesso a informazioni relative a situazioni umane complesse: protezione di minori e adulti, assistenza sociale, salute, supporto agli anziani, sostegno alle famiglie, difficoltà finanziarie, procedure legali, fornitura di assistenza, consulenza o coordinamento con altre autorità.

Tali informazioni devono essere gestite in maniera rigorosa, oltre a beneficiare di sistemi di trasmissione sicuri, confidenziali, tracciabili e comprensibili. Proprio in situazioni di questo tipo, la sicurezza delle informazioni non rappresenta più una mera questione informatica ma diventa un tema di governance, organizzazione e responsabilità pubblica.

La comunicazione sicura per dati sensibili è già una realtà in molti Comuni

Molti comuni utilizzano già soluzioni per una comunicazione sicura. Spesso, la loro implementazione è avvenuta proprio negli ambiti in cui le necessità risultavano più evidenti: presso autorità di protezione di minori e adulti, servizi sociali, centri di consulenza genitori-figli, servizi sanitari, consulenza alle famiglie o enti che prevedono scambi con medici, ospedali, organizzazioni di assistenza e cura a domicilio, istituzioni medico-sociali, terapeuti, studi legali o autorità cantonali.

Questa realtà risulta spesso pragmatica: quando l’erogazione di un servizio prevede uno scambio di informazioni particolarmente sensibili con partner esterni è necessario dotarsi di un canale sicuro. Può pertanto capitare che un Comune adotti soluzioni di comunicazione sicura per diversi servizi, senza che tale scelta sia manifesta a livello di gestione. Oppure potrebbero coesistere strumenti diversi ma per esigenze simili. 

È piuttosto raro che la realizzazione delle architetture di sicurezza avvenga in un’unica fase. Spesso nasce da esigenze concrete. Questo sviluppo graduale solleva tuttavia una questione fondamentale: una soluzione perfetta per alcuni casi specifici può davvero risultare altrettanto efficiente quale strategia comunale in materia di sicurezza delle informazioni?

È piuttosto raro che la realizzazione delle architetture di sicurezza avvenga in un’unica fase.

Da una logica di servizio a una visione d’insieme

Molti Comuni vivono oggi una situazione intermedia, in cui solo alcuni dei loro servizi dispongono di un sistema per la comunicazione sicura. Alcuni scambi avvengono con regolamentazioni efficienti, mentre altri sono stati sviluppati nel corso del tempo. Alcune delle soluzioni adottate sono note ai responsabili informatici o amministrativi, mentre altre continuano a essere affidate all’iniziativa di unità specifiche.

Questa situazione non costituisce necessariamente un problema di per sé. Spesso dimostra la reazione responsabile dei servizi a esigenze reali. Tuttavia, ciò può generare zone grigie: mancanza di visione d’insieme, moltiplicazione dei contratti, ridondanza delle funzionalità, procedure eterogenee, costi di difficile gestione o dipendenza da poche figure chiave.

L’adozione di un approccio strategico implica un cambio di prospettiva. Anziché limitarsi a definire gli strumenti necessari per i singoli servizi, il Comune può confrontarsi con questioni più strutturali, chiedendosi: quali informazioni esigono un elevato livello di protezione? Quali sono gli scambi critici con partner esterni? Quali identità devono essere verificate? Quali documenti richiedono una firma digitale? Quali canali devono essere privilegiati? Quali pratiche vanno armonizzate?

Questo è il passaggio chiave per trasformare le varie soluzioni specifiche in un’infrastruttura comunale di fiducia.

Meglio un’unica infrastruttura di fiducia di un accumulo di strumenti

La tentazione di rispondere a ogni esigenza con una soluzione specifica è forte: uno strumento per la posta elettronica sicura, un altro per la firma digitale, una piattaforma per alcuni scambi di dati, un portale per determinate procedure, una soluzione crittografata per casi particolari.

Tali strumenti possono risultare utili. Eppure, più si moltiplicano e maggiore diviene anche la complessità della loro gestione: acquisti, contratti, formazione, assistenza, amministrazione utenti, processi interni, controllo dei costi e adozione da parte del personale.

Per i Comuni, la sicurezza non deve tradursi in ulteriori oneri difficili da gestire ma semplificare, al contrario, le pratiche che implicano requisiti severi.

Nell’ottica dei Comuni, la questione della fiducia digitale tende pertanto a un consolidamento delle risorse. Quando, all’interno di uno stesso Comune, convivono più servizi chiamati a rispondere a esigenze simili, l’adozione di un approccio globale può rivelarsi più opportuna rispetto al ricorso a una serie di abbonamenti o soluzioni distinte. Tale approccio è in grado di offrire molteplici vantaggi: maggiore trasparenza di utilizzo, governance più chiara, riduzione delle ridondanze, semplificazione amministrativa, controllo dei costi e migliore integrazione nella strategia globale di sicurezza delle informazioni.

Non si tratta semplicemente di scegliere uno strumento, bensì di decidere la modalità con cui il Comune intende garantire la fiducia nei propri scambi digitali.

Per i Comuni, la sicurezza non deve tradursi in ulteriori oneri difficili da gestire.

Pratiche consolidate nei settori sanitario, sociale e giuridico

Il settore sanitario rappresenta da tempo un ambito critico in fatto di comunicazione digitale sicura. Fattori quali la riservatezza, l’identificazione dei partner, l’affidabilità degli scambi e la continuità dei processi rappresentano condizioni imprescindibili. HIN si è affermata, in tale contesto, quale infrastruttura di fiducia utilizzata da molteplici operatrici e operatori del settore sanitario.

Il relativo impiego si spinge tuttavia oltre il mero ambito medico. Sono infatti diversi i Comuni, i servizi sociali, le autorità di protezione, i centri di consulenza genitori-figli o le strutture operanti con dati sensibili che già utilizzano i servizi HIN per la loro collaborazione con medici, ospedali, terapeute e terapeuti, organizzazioni sanitarie, istituzioni o autorità. 

Queste esperienze assumono, per i Comuni, una portata più ampia poiché dimostrano che la fiducia digitale non viene imposta dall’alto. Al contrario, si costruisce con infrastrutture riconosciute, prassi consolidate, partner identificabili e processi sufficientemente semplici da poter essere utilizzati nella quotidianità lavorativa.

La sovranità digitale come capacità di agire

Per un Comune, la sovranità digitale non è sinonimo di autonomia d’azione. Né implica una moltiplicazione delle soluzioni al fine di rispondere a ogni caso particolare. Sovranità digitale significa mantenere innanzitutto la capacità di intervenire sui processi essenziali: sapere dove sono conservate le informazioni sensibili, come circolano, chi può accedervi, con quali partner sono scambiati e secondo quali regole. Al contempo implica anche avere piena conoscenza dei requisiti fissati dalla Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) per garantirne l’applicazione in ogni momento.

Un Comune rafforza la propria sovranità quando è in grado di gestire efficacemente il flusso di informazioni sensibili. Quando evita soluzioni parallele superflue. Quando dota i propri servizi di strumenti di comunicazione semplici e sicuri. Quando integra la comunicazione sicura, la firma digitale e l’identificazione dei partner in un quadro di governance coerente. Quando restringe gli spazi di improvvisazione senza gravare inutilmente sul lavoro dei team.

È un equilibrio delicato. Una sicurezza eccessivamente complessa induce alla ricerca di alternative. Una sicurezza troppo frammentata genera incertezza. Se essa è gestita in modo inadeguato crea punti ciechi. La sfida consiste pertanto nel rafforzare la protezione riducendo al contempo la complessità organizzativa.

Un Comune rafforza la propria sovranità quando è in grado di gestire efficacemente il flusso di informazioni sensibili.

Alcune domande fondamentali per le responsabili e i responsabili dei Comuni

Per adottare un approccio strategico a questo tema, i Comuni possono iniziare con una semplice mappatura dei propri flussi di dati sensibili.

  • Quali servizi implicano il trattamento di informazioni particolarmente sensibili?
  • Con quali partner esterni vengono scambiate tali informazioni?
  • Quali canali sono oggi utilizzati per tali scambi?
  • Esistono soluzioni sicure già in uso per determinati servizi?
  • Si tratta di soluzioni note, coordinate e gestite a livello comunale?
  • Sussistono più strumenti o abbonamenti per esigenze simili?
  • Si potrebbero riunire in un’unica soluzione funzioni quali posta elettronica sicura, identificazione, firma digitale e scambi con partner esterni?
  • La comunicazione sicura è integrata nella strategia di sicurezza delle informazioni o è ancora frutto di decisioni prese per casi specifici?

La risposta a domande come queste non implica necessariamente un massiccio progetto di trasformazione. Esse consentono, in primo luogo, di evidenziare ciò che già esiste, individuare le lacune, ridurre le ridondanze e definire requisiti comuni.

Passare da soluzioni specifiche a un’infrastruttura comunale per la fiducia digitale significa acquisire maggiore chiarezza, coerenza e controllo.

Considerare la sicurezza delle informazioni come una responsabilità dei Comuni

Nei prossimi anni, i Comuni saranno chiamati a potenziare la propria capacità digitale, gestendo al contempo le proprie risorse. Dovranno proteggere i dati sensibili, collaborare con un numero crescente di partner, rispondere alle aspettative della popolazione e garantire la continuità dei servizi essenziali.

In questo contesto, la sicurezza delle informazioni non può più essere considerata solo come una questione informatica o una risposta a obblighi normativi. Essa deve diventare un presupposto fondante della fiducia tra il Comune, i suoi partner e i soggetti interessati.

Molti Comuni hanno già compiuto passi importanti: canali sicuri per determinati servizi, esperienze maturate nel settore sociale, sanitario o giuridico, primi casi di utilizzo della firma digitale, collaborazioni con partner esterni. Il passo successivo consiste nell’integrare questi elementi in una visione d’insieme, garantendo al contempo il costante rispetto delle prescrizioni della LPD.

Passare da soluzioni specifiche a un’infrastruttura comunale per la fiducia digitale significa acquisire maggiore chiarezza, coerenza e controllo. Significa abbattere gli oneri amministrativi e finanziari legati alla frammentazione delle soluzioni. Significa dotare i servizi interessati di canali di comunicazione adeguati alla natura sensibile delle loro attività. Infine, significa anche consolidare la sovranità digitale proprio dove essa assume la sua forma più concreta: nella capacità quotidiana di scambiare informazioni sensibili in modo sicuro, responsabile e controllato.

Stefan Müller
Autore: Stefan Müller - Senior Key Account Manager

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