Quando Fiona Waser lavorava nel settore dell’assistenza infermieristica nelle fasi acute, la sua quotidianità era caratterizzata dalla vicinanza – alle pazienti e ai pazienti, alle loro sorti, alle responsabilità. Oggi si occupa di flussi di dati, architetture di sistema e strategie di prodotto. Per lei, il passaggio dal settore infermieristico a quello informatico non è stato tanto un abbandono del settore sanitario, quanto un cambiamento di prospettiva.
Fiona Waser studia informatica medica presso l’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) di Winterthur e lavora come Product Manager per HIN.
HIN: Fiona, tu hai lavorato per diversi anni nel settore dell’assistenza infermieristica nelle fasi acute. Oggi, due anni dopo, sei Product Manager in un’azienda informatica. Come vi sei giunta?
Fiona Waser: Non ho mai messo fondamentalmente in discussione la mia professione. L’assistenza infermieristica è significativa e molto diretta. Contemporaneamente, mi sono resa sempre più conto di quanto la quotidianità lavorativa fosse fortemente determinata da fattori strutturali sui quali si ha ben poca influenza. Sistemi di documentazione, discontinuità digitale, registrazioni doppie: molte cose che costano tempo senza creare alcun immediato valore aggiunto per le pazienti e i pazienti. A un certo punto mi sono chiesta se non volessi intervenire proprio dove nascono queste condizioni quadro.
Insomma volevi passare dall’esecuzione alla progettazione?
Sì, lo si può affermare in questo modo. Nel settore dell’assistenza infermieristica si reagisce alle strutture esistenti. Ho iniziato a interessarmi a chi sviluppa queste strutture e secondo quali criteri. Se i sistemi digitali non sono pratici, la quotidianità ne subisce le concrete conseguenze. Volevo capire meglio – non solo per mera curiosità tecnica ma per responsabilità professionale.
Prima degli studi avevi già avuto contatti con il mondo dell’informatica?
No, mi ci sono letteralmente lanciata. Sono molto interessata alla tecnologia ma non è che a casa programmassi.
E ora? La programmazione è uno dei tuoi hobby?
Ebbene... sì. (Sorride)
Fare il salto in questo settore completamente diverso non è stato certo facile. Quanto è stata grande la soglia di esitazione per te?
Ce n’era. Sapevo di partire da zero. Al contempo, mi sono detta: le conoscenze specialistiche si possono acquisire. Ciò che conta davvero è essere disposti a mettersi in gioco. Retrospettivamente è il mio percorso ad avermi aiutata. Nell’ambito dell’infermieristica si impara a pensare in modo strutturato, a stabilire le priorità e a lavorare con precisione anche sotto pressione. Queste competenze non sono meno rilevanti nel settore informatico.
Quali sono le principali sfide del corso di studi?
L’interdisciplinarità. Ci si muove costantemente tra tecnologia, medicina e questioni legate alla gestione aziendale. La programmazione è fondamentale, così come la comprensione di come i dati vengono scambiati in modo sicuro. Contemporaneamente, l’obiettivo è analizzare i processi e sviluppare soluzioni economicamente solide. È una combinazione impegnativa ma il bello è proprio questo.
Tu studi presso la ZHAW e contemporaneamente lavori per HIN. Perché questo doppio impegno?
Perché teoria e pratica si affinano a vicenda. Nel corso degli studi apprendo modelli e concetti. Presso HIN posso vedere come funzionano – o non lo fanno – in condizioni reali. Questo riscontro è molto prezioso per me. Indubbiamente vi sono periodi intensi. In tal caso stabilisco priorità chiare. Per me è importante alternare consapevolmente lavoro e riposo.
Come descriveresti il tuo ruolo presso HIN? Immagino che il tuo background come infermiera sia prezioso per il mondo dell’informatica.
Mi considero un anello di congiunzione tra la pratica medica e lo sviluppo tecnologico. La mia esperienza nel settore dell’assistenza mi aiuta a formulare con precisione i requisiti e a esaminarli in modo critico. Non tutte le soluzioni tecnicamente possibili hanno senso nella quotidianità. Nel settore sanitario, la tolleranza verso un’ulteriore complessità è ridotta. I sistemi devono essere affidabili, intuitivi ed efficienti.
La tua visione sull’assistenza infermieristica è mutata con gli studi?
Sì. Ora vedo più chiaramente quanto le strutture informatiche buone o cattive influenzino la vita lavorativa di tutti i giorni. Al contempo nutro un grande rispetto per il lavoro in reparto. La digitalizzazione può fornire un supporto ma non è in grado di sostituire le competenze tecniche e l’attenzione umana. Dovrebbe migliorare le condizioni quadro, non creare ulteriori carichi di lavoro.
I corsi di studio tecnici sono ancora dominati dagli uomini. Lo vivi come un ostacolo?
Lo noto ma non lo ritengo un impedimento. Ciò che conta è la qualità professionale del lavoro. Al contempo, la diversità è importante. Esperienze di vita e professionali differenti portano a porsi domande diverse – e spesso a soluzioni migliori. Questa varietà di prospettive è particolarmente importante nel settore sanitario.
Cosa direbbe alle giovani donne che stanno valutando di intraprendere un passo simile?
Non bisogna corrispondere alla classica immagine di informatica per avere successo nell’IT. Background differenti non sono uno svantaggio bensì un punto di forza. Chiunque sia disposto a imparare e ad assumersi responsabilità non dovrebbe lasciarsi frenare dalle etichette. La competenza professionale nasce dall’impegno, non dagli stereotipi.
Rifaresti lo stesso percorso?
Sì. L’assistenza infermieristica mi ha fornito una solida base. Mi ha insegnato ad assumermi le mie responsabilità e a prendere decisioni con effetti immediati. Lo studio mi sta aprendo nuove opportunità. Per me, entrambe le esperienze fanno parte dello stesso percorso.
Come vedi il futuro della digitalizzazione nel settore sanitario?
Mi auguro sistemi sempre più basati sulle esigenze delle utenti e degli utenti. Documentazione automatizzata, dati strutturati e un fluido scambio di informazioni possono alleggerire significativamente il lavoro del personale specialistico. Il fattore decisivo resta tuttavia l’obiettivo: la digitalizzazione dovrebbe far risparmiare più tempo per il lavoro con le persone, non creare nuovi ostacoli amministrativi.
Informazioni su Fiona Waser
Fiona Waser è un’infermiera diplomata, ha lavorato nell’assistenza nelle fasi acute presso l’Ospedale Cantonale di Zugo e per la Spitex. Oggi studia informatica medica presso la ZHAW di Winterthur e lavora come Product Manager presso HIN. Trova particolarmente entusiasmante il legame tra settore sanitario e tecnologia – proprio in questo vede un grande potenziale di miglioramento della quotidianità per specialiste e specialisti. È una persona molto attiva e ama trascorrere il suo tempo libero nella natura o praticando sport.